Assegno di mantenimento: Guida completa e consigli pratici

In questo articolo ti parlerò dell’assegno di mantenimento e di come farlo diminuire (se lo versi all’altro coniuge) o come farlo aumentare (se lo ricevi dall’altro coniuge).

Le strategie che leggerai sono molto importanti per l’economia del coniuge, considerato che il versamento dell’assegno avviene mensilmente. Infatti, colui che versa l’assegno è costretto a sacrificare ogni mese circa la metà dello stipendio per mantenere il proprio ex. Mentre colui che riceve l’assegno dall’altro coniuge ha un fondamentale aiuto economico per mantenersi.

L’articolo è scritto per entrambi i coniugi, ma puoi utilizzare le informazioni in base alle tue esigenze, per farlo aumentare o diminuire. Ad ogni modo conoscere le strategie del tuo avversario (ex coniuge) ti permetterà di difenderti meglio.

Pensa che l’assegno può raggiungere cifre pazzesche, fino a una media di 90.000 euro in dieci anni. La scelta di un avvocato matrimonialista può essere determinante per avere dei vantaggi economici a lungo termine.

Sono un avvocato civilista e conosco i metodi da mettere in campo a vantaggio del mio cliente, sia se deve percepire l’assegno sia se deve versarlo.

Iniziamo subito da una breve premessa, per capire alcuni aspetti che molti non conoscono.

Cosa è l’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento è un versamento in denaro all’altro coniuge o ai figli che deve avvenire mensilmente.

Per ottenere l’assegno di mantenimento è necessario che il coniuge richiedente:

  • non abbia avuto l’addebito della separazione;
  • non abbia un reddito adeguato a mantenere lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio;
  • abbia un reddito inferiore all’altro coniuge.

Chiariti questi punti essenziali, ecco gli argomenti da conoscere.

Strategie e consigli sull’assegno di mantenimento

Tutto quello che leggerai in questo articolo è previsto e ammesso dalla legge. Si tratta di astuzie da applicarle in tribunale per il mantenimento dell’altro coniuge. In questo senso la scelta di un avvocato di diritto di famiglia capace ed esperto è fondamentale.

assegno di mantenimento e i vantaggi con un avvocato matrimonialista

L’addebito della separazione

Il modo principale per evitare di pagare l’assegno di mantenimento è far addebitare la separazione all’altro coniuge. Ovviamente se il motivo sussiste ed è reale.

I motivi per l’addebito della separazione possono essere diversi:

  • infedeltà per tradimento;
  • maltrattamento, violenza fisica e psichica nei confronti dell’altro coniuge o dei figli;
  • aver taciuto consapevolmente l’incapacità di procreare;
  • abbandono del tetto coniugale senza giusta causa e senza il consenso dell’altro coniuge.

Il motivo deve però essere dimostrato in modo rigoroso e preciso con documenti (ad esempio chat di Facebook per il tradimento) o testimoni (ad esempio per maltrattamenti). Risulta invece raro e difficilissimo poter convincere il giudice con semplici presunzioni (ad esempio l’ipotesi di tradimento per le uscite serali del coniuge, di cui non si ha nessuna prova).

Il tenore di vita

Il giudice valuta anche il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio. Ma se dopo la separazione uno dei coniugi non ha sufficienti risorse economiche per continuare a mantenere il precedente tenore di vita, il giudice mette a confronto i redditi di entrambi i coniugi. In base a ciò stabilirà la misura di un assegno di mantenimento a favore del coniuge più debole.

Il coniuge che vuol fare aumentare l’assegno deve dimostrare al giudice un tenore di vita più elevato. Mentre il coniuge che vuol far abbassare l’assegno di cui è obbligato a versare, deve fornire la prova contraria: ossia provare che l’altro coniuge non avesse prima un tenere di vita così elevato e che dopo la separazione mantiene comunque lo stesso tenore.

La prova, per entrambi i coniugi, deve essere rigorosa e precisa, altrimenti il giudice considererà i fatti non dimostrati.

Possono essere utilizzate prove documentali:

  • contratti con tour operator (ad esempio per dimostrare diverse vacanze all’estero durante il matrimonio);
  • biglietti aerei per viaggi di piacere;
  • visure al PRA dell’auto costosa guidata durante il matrimonio oppure dell’auto acquistata dall’altro coniuge ma usata in modo esclusivo;
  • contratti di affitto di case vacanze;
  • ricevute di pagamento per visite mediche effettuate da specialisti costosi;
  • scontrini per l’acquisto di abiti costosi, oppure di smart phone o computer rinnovati spesso dopo qualche anno;
  • ricevute di pagamento di trattamenti estetici eseguiti periodicamente;
  • ricevute di pagamento per interventi chirurgici estetici;
  • abbonamenti in piscina, in palestra, al teatro, a canali televisivi, al Wi-Fi senza limiti.

Possono essere utilizzate prove testimoniali in caso di:

  • impossibilità di usare la prova documentale, come per lo smarrimento dello scontrino per l’acquisto di costosi gioielli o di abiti;
  • per dimostrare la presenza di una donna delle pulizie pagata in nero;
  • per provare l’uso continuo e personale di un’auto, anche se risulta intestata a un partente dell’altro coniuge.

Si può anche chiedere al giudice di far ordinare alla banca gli estratti conto del marito (c.d. ordine esibizione di documenti). Ma su ciò ritornerò a parlare ampiamente dopo.

Tenore di vita e assegno di mantenimento

Determinazione assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento si calcola in base al tenore di vita normalmente goduto dalla coppia con i redditi percepiti durante il matrimonio. Pertanto il coniuge che ha diritto all’assegno può chiedere al giudice le somme necessarie per mantenere il livello già raggiunto nel corso del matrimonio.

Anche in questo caso bisognerà fornire al giudice una rigorosa e precisa prova documentale o testimoniale.

Ad esempio che il mantenimento servirà:

  • a continuare a praticare lo sport, a fare i viaggi, a fare i ricevimenti che si facevano prima della separazione;
  • avere un’auto personale;
  • acquistare i beni di un certo livello che si acquistavano prima della separazione;
  • avere l’aiuto di una colf anche dopo la separazione.

Di conseguenza, l’assegno non può essere chiesto per:

  • inutili spese;
  • per effettuare degli investimenti economici;
  • per avviare una nuova attività imprenditoriale.

 

Criteri di calcolo dell’assegno di mantenimento

La capacità economica dei coniugi deve essere valutata sul reddito netto e non su quello lordo.

Per il calcolo dell’assegno bisogna inoltre considerare:

  • il reddito percepito da entrambi i coniugi, sia dichiarato sia in nero;
  • la capacità di guadagno del coniuge, in base a una valutazione specifica e non ad una mera possibilità di guadagno. In questo senso, non è sufficiente riferire al giudice che l’altro coniuge potrebbe trovare lavoro con la laurea posseduta, in base a una valutazione astratta e ipotetica;
  • il patrimonio mobiliare e immobiliare di entrambi i coniugi, anche se improduttivi di reddito (ad esempio una casa ereditata dai genitori e non data in locazione);
  • l’esistenza di una nuova famiglia creata dal coniuge obbligato a versare l’assegno. In questo caso, se il coniuge obbligato a versare l’assegno deve anche mantenere una nuova famiglia, può chiedere la riduzione dell’assegno;
  • l’esistenza di una nuova famiglia creata dal coniuge che percepisce l’assegno. In questo caso, se il coniuge che percepisce l’assegno ha un aiuto economico dal nuovo compagno, l’altro coniuge può chiedere la riduzione dell’assegno.
  • a chi è stata assegnata la casa coniugale. Infatti il coniuge che ne ha la disponibilità non dovrà sostenere spese di locazione, per cui l’altro coniuge può chiedere la riduzione dell’assegno;
  • la durata del matrimonio. Quindi il mantenimento dopo un anno di matrimonio, a parità di condizioni economiche, è inferiore al mantenimento dopo 30 anni di matrimonio;
  • aiuti economici dai familiari, che sono sempre considerati come reddito percepito.

Anche in questo caso, è necessario dimostrare ciò in modo rigoroso e preciso con prove documentali o testimoniali.

(Se vorresti fare un calcolo approssimativo di un assegno di mantenimento, leggi un altro mio articolo su come scegliere un buon avvocato).

Calcolo assegno di mantenimento

Rifiuto dell’offerta lavorativa del coniuge debole

Si è già detto che il coniuge deve avere una concreta capacità di guadagnare, non essendo sufficiente una valutazione astratta e ipotetica. Ma il problema si pone quando il coniuge debole rifiuti un’offerta lavorativa, preferendo farsi mantenere dall’ex.

I tribunali hanno già deciso che un coniuge può rifiutare un’offerta lavorativa e continuare a percepire l’assegno, ma solo a condizione che già durante il matrimonio non avesse mai lavorato. Si tratta delle ipotesi in cui i coniugi, durante il matrimonio, concordano che uno di essi non lavori, per curare la casa o accudire i figli.

Se invece si rifiuta una reale offerta lavorativa, si può perdere il diritto a percepire l’assegno. In questo caso è il coniuge obbligato a versare l’assegno a dover dimostrare al giudice il rifiuto dell’altro coniuge (ad esempio chiamando a testimoniare il datore di lavoro).

Accertamenti della Guardia di finanza

Al momento della separazione i coniugi devono depositare in tribunale la dichiarazione dei redditi degli ultimi 3 anni. Le dichiarazioni dei redditi sono in genere veritiere solo per i lavoratori dipendenti (soprattutto pubblici), mentre per i lavoratori autonomi e liberi professionisti possono sorgere molti dubbi. Sono frequenti entrate in nero, depositi, acquisto di azioni societarie, possesso di quote non dichiarate.

Gli avvocati dei coniugi interessati possono quindi chiedere al giudice di avvalersi della Guardia di finanza per accertamenti sui redditi dell’altro coniuge.

Il giudice, di regola, dispone le indagini in via eccezionale. L’avvocato deve quindi presentare al giudice un’istanza ben argomentata e fondata su fatti specifici, non essendo sufficiente chiedere un’indagine esplorativa. Ad esempio non basta ipotizzare che l’altro coniuge svolga un secondo lavoro in nero dal quale percepisce redditi, ma bisogna dimostrarlo al giudice (mediante testimoni).

Il giudice può dunque ordinare alla Guardia di finanza di:

  • accertare la partecipazione del coniuge a imprese o a società commerciali;
  • accedere alla banca dati INPS, per ottenere informazioni sull’esistenza di altri rapporti di lavoro, pensioni, indennità di disoccupazione, riscossione di TFR, ecc.;
  • accedere alla banca dati dell’Anagrafe tributaria, per conoscere dell’esistenza di conti correnti bancari, conti postali, conti deposito, fondi pensione, cassette di sicurezza, ecc.

Nella mia esperienza di avvocato mi sono occupato di diversi casi in cui abbiamo scoperto nuovi redditi dell’altro coniuge con istanze ben argomentate e dimostrate al giudice. Questo ci ha permesso di far aumentare o ridurre un assegno di mantenimento in base al coniuge difeso, con un vantaggio economico del cliente di migliaia di euro ogni anno.

assegno di mantenimento e accertamento guardia di finanza

Il criterio dell’autosufficienza per i divorziati vale anche per i separati?

Avrai di certo sentito parlare del divorzio di Silvio Berlusconi che ha fatto cancellare il maxi assegno divorzile di milioni di euro alla ex Veronica Lario.

Nel processo di divorzio di Berlusconi i giudici hanno applicato il principio stabilito dalla sentenza n. 16190/2017 della Corte di Cassazione, in base al quale bisogna tenere conto dell’autosufficienza del coniuge e non del precedente tenore di vita. Per cui essendo Veronica Lario indipendente economicamente (per reddito, proprietà, ecc.), non ha avuto nessuna importanza il precedente tenore di vita al fianco dell’ex Silvio Berlusconi.

A questo punto, ci si chiede: il principio previsto dalla Corte di Cassazione per i processi di divorzio (come quello di Berlusconi), vale anche per il processo di separazione e per l’assegno di mantenimento?

La Corte di Appello di Roma, con l’ordinanza del 15 dicembre 2017, ha risposto di sì. Ma questo, purtroppo, non basta: sono migliaia le sentenze che ogni mese rispondono di no.

Il mio parere è comunque di insistere con una difesa processuale determinata e forte per provare a convincere il giudice ad applicare il principio previsto per il processo di divorzio anche nel processo di separazione.

Molti principi sono nati dopo decenni di posizioni contrarie dei giudici, come è stato appunto per l’assegno di divorzio che solo adesso si basa sull’autosufficienza, mentre prima si è sempre basato sul tenore di vita.

Dalla separazione al divorzio: come pagare meno un assegno di mantenimento

Il 90% dei clienti che mi nominano loro avvocato per il divorzio in tribunale lo fanno dopo moltissimi anni di separazione. Nel corso di questo tempo, i miei clienti avranno di certo dovuto versare l’assegno di mantenimento, pagando migliaia o centinaia di euro al proprio ex.

La legge, però, prevede che tra la separazione e il divorzio debba trascorrere un certo lasso di tempo, al fine di garantire una possibile riconciliazione dei coniugi. Tale tempo è di 6 mesi dal giorno in cui ci si è presentati davanti al presidente del tribunale per la separazione consensuale o di 12 mesi per la separazione giudiziale.

Ma se la riconciliazione non è possibile e si è decisi a divorziare subito, il suggerimento è di presentare il ricorso per il divorzio il prima possibile, ovviamente dopo che la legge lo consente. Addirittura molti non sanno che è possibile presentare la domanda di divorzio anche quando è ancora in corso il processo di separazione. In questo caso, il processo di separazione continua solo per la richiesta di addebito, per l’affidamento dei figli e per le questioni economiche.

Soluzione

La strategia processuale non è conosciuta neanche da tanti avvocati, figuriamoci dai loro clienti:

Nel processo di separazione i giudici considerano ancora il criterio del tenore di vita per stabilire l’ammontare del mantenimento. In questo modo il mantenimento sarà molto elevato. Mentre nel successivo processo di divorzio l’avvocato può chiedere l’applicazione del principio della Corte di Cassazione in base al quale non conta più il tenore di vita durante il matrimonio ma l’indipendenza economica che il coniuge ha dopo la separazione (sentenza n. 11504/2017). In questo modo si otterrà un assegno divorzile più basso o pari a ZERO rispetto al precedente mantenimento. Avviando quindi il processo di divorzio il prima possibile, si potranno risparmiare migliaia di euro ogni anno.

Conclusioni


Le strategie descritte in questo articolo, possono garantirti vantaggi economici del 40 %, per una media di 2.200 euro l’anno. Inoltre considera che sono solo una parte delle strategie possibili…

Se hai quindi bisogno di un parere o di essere difeso da me, contattami nella pagina Consulenza legale, per valutare il tuo caso specifico e trovare una soluzione mirata.

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